Il vino dimenticato: come un viaggio in Perù è diventato un libro

L’uva, la vigna, il vino: fanno parte di me da sempre. Ma una cosa è crescerci in mezzo, un’altra è iniziare a esplorarlo davvero. E quella esplorazione, cominciata solo qualche mese prima che nascesse questo portale, mi avrebbe portato fin dentro un mondo che non conoscevo: il vino peruviano.

Il vino dimenticato

Era la primavera del 2024. I biglietti per il Perù erano già in tasca, e proprio in quei mesi mi stava succedendo una cosa: il vino aveva smesso di essere una bottiglia sul tavolo ed era diventato una curiosità che non mi mollava. I primi Syrah del Rodano, l’Hermitage, il gioco di capire perché due Chardonnay possano sembrare due bevande diverse. Il palato si apriva e la meta era già fissata. Due cose che si sono incontrate senza che io le cercassi.

Il primo viaggio, e la curiosità sbagliata

Agosto 2024: Lima, Cusco, e in testa una fissazione: vedere Pisco, la città che dà il nome alla famosa acquavite peruviana. A Pisco, alla fine, non ci sono mai stato. Ma è successo qualcosa di più interessante: mi sono accorto che non era il distillato a chiamarmi. Era il vino, e prima ancora l’uva. E il vino peruviano ha un cuore che quasi nessuno sa nominare: Ica.

Sono tornato a casa con una promessa (ci torno) e una domanda. E qui arriva la parte che mi ha fregato.

Ma perché di questo posto non si trova niente?

Ho iniziato a studiare. Proprio in quei mesi, a novembre 2024, è nato anche questo portale, MyWineRepository, il mio diario di degustazioni. E più cercavo, più mi arrabbiavo (in senso buono): sul vino peruviano, e su Ica in particolare, non si trovava quasi niente, soprattutto in italiano. Una regione con cinquecento anni di storia del vino (la prima del Sud America, mica un dettaglio) e un silenzio quasi totale.

Ci pensate? La prima vite del continente piantata nel 1540, la culla del pisco, uve e viti sopravvissute a malattie che in Europa hanno spazzato via tutto… e sui nostri scaffali, niente. È lì che la curiosità è diventata qualcos’altro: la domanda che poi sarebbe diventata un libro.

Il ritorno, questa volta con un palato

Settembre 2025: ci siamo sposati. E il viaggio di ritorno in Perù è diventato anche il nostro viaggio di nozze. Solo che stavolta Ica non era una curiosità: era una pretesa. Avevo un anno intero di degustazioni alle spalle, e volevo capire con la lingua quello che avevo letto sui libri.

Il deserto (e il momento in cui ho capito)

Gennaio 2026. Si parte all’alba con degli amici. Prima Paracas e la costa, poi l’oasi in mezzo alle dune, e via verso il deserto. La sera a Ica, tra piccole botteghe di vino che sembrano uscite da un’altra epoca. E la mattina dopo, Tacama.

È lì che è successo. Davanti alle vigne mi sono fermato: da una parte le Ande, dall’altra il deserto, e in mezzo dei filari che non dovrebbero esistere. L’immensità ti stupisce e ti zittisce. Mi sono portato a casa un Sauvignon Blanc di Tacama. E qualcosa che in valigia non ci stava.

Da qui è nato il libro

Nei mesi dopo sono passati Proposta Vini a Firenze, il ProWein di Düsseldorf, il Vinitaly a Verona. Vini, banchi, assaggi, gente bravissima. E io con Ica ancora in testa, che non se ne andava.

E allora ho fatto due più due: tutte quelle emozioni, quei sapori, e tutte le ricerche fatte per riempire un silenzio potevano diventare una cosa sola. Un libro. L’ho scritto insieme a Edith, mia moglie, e si chiama Il vino dimenticato.

Dentro c’è tutto quello che avrei voluto trovare io quando ho iniziato a cercare: l’arrivo della vite coi conquistadori, i puquios che portano l’acqua sotto la sabbia, l’uva Quebranta da cui nasce il pisco, le viti a piede franco sopravvissute alla fillossera, e le voci di chi il vino peruviano lo fa oggi. È un saggio, ma l’ho scritto perché si legga come un racconto: quello che avrei voluto leggere io.

Dove trovarlo

Il vino dimenticato è disponibile su Amazon, in cartaceo e in versione Kindle: lo trovi qui.

Se lo leggi, fammi sapere cosa ne pensi. Davvero, mi interessa. E se conosci qualcuno a cui piacciono il vino, la storia o i viaggi che partono dove meno te lo aspetti, giragli il link. Certe radici meritano di continuare a scendere.