“Di Gino” Verdicchio (2023) - Fattoria San Lorenzo

Il nome “Di Gino” è un omaggio a Gino Crognaletti, padre dell'attuale proprietario Natalino, e rappresenta l'ingresso nella gamma dei Verdicchio della cantina. Fattoria San Lorenzo è una cantina a conduzione familiare, certificata biologica e biodinamica, che coltiva i suoi vigneti con grande rispetto per l'ambiente e la biodiversità.

“Di Gino” Verdicchio (2023) - Fattoria San Lorenzo

“Di Gino” Verdicchio (2023) - Fattoria San Lorenzo

Tipologia: Vino Bianco

Zona: Italia

Denominazione: Marche IGT Bianco

Vitigno: Verdicchio

Annata: 2023

Cantina: Fattoria San Lorenzo

Gradazione: 13,5

La denominazione: Marche IGT Bianco

Il Marche IGT Bianco è una denominazione a Indicazione Geografica Tipica che consente una produzione flessibile di vini bianchi in tutto il territorio delle Marche. Questa IGT valorizza tanto i vitigni autoctoni marchigiani, come Verdicchio, Pecorino e Passerina, quanto quelli internazionali, come Chardonnay o Sauvignon Blanc, vinificati sia in purezza che in blend. È una denominazione che lascia libertà espressiva ai produttori, permettendo interpretazioni tradizionali, moderne o sperimentali, incluse vinificazioni in legno, orange wine, fermentazioni spontanee o biologiche.

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Chi lo produce: Fattoria San Lorenzo

Fattoria San Lorenzo è una cantina a conduzione familiare situata a Montecarotto, nel cuore delle Marche. Guidata da Natalino Crognaletti, l'azienda affonda le sue radici in una lunga tradizione vitivinicola, con il nonno Enrico che era sia vignaiolo che bottaio. Nel 1995, Natalino ha preso le redini dell'azienda, portando avanti una filosofia produttiva basata su: Agricoltura biologica e biodinamica: rispetto per la natura e l'ecosistema. Fermentazioni spontanee: utilizzo di lieviti indigeni per esprimere al meglio il terroir. Vinificazioni non interventiste: nessuna chiarifica o filtrazione, per preservare l'integrità del vino.La cantina è riconosciuta per la produzione di vini autentici e di grande personalità, che raccontano la storia e la cultura del territorio marchigiano.Il Territorio I vigneti si estendono su circa 30 ettari nelle colline attorno a Montecarotto, Ostra, Ostra Vetere e Corinaldo, a un'altitudine compresa tra i 200 e i 300 metri sul livello del mare. I suoli variano da argilloso-calcarei a tufacei, conferendo ai vini una spiccata mineralità e complessità aromatica. La zona è particolarmente vocata alla coltivazione del Verdicchio, vitigno simbolo delle Marche, grazie al clima favorevole e alla composizione del terreno.I Vini

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La vite di “Di Gino” Verdicchio

Verdicchio

Il Verdicchio è uno dei vitigni a bacca bianca più importanti e longevi d’Italia, simbolo assoluto della regione Marche. È apprezzato per la sua freschezza, la spiccata sapidità, la finezza aromatica e la straordinaria capacità di invecchiamento, caratteristiche che lo rendono protagonista sia di vini giovani e immediati sia di grandi bianchi da lungo affinamento. Il nome deriva da "verde", per via dei riflessi verdolini che il vino spesso mantiene anche con l'evoluzione.

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“Di Gino” Verdicchio: il territorio di Montecarotto

Montecarotto

Montecarotto

Montecarotto è uno dei borghi simbolo della produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi, situato in provincia di Ancona, nelle Marche.Inserito nel cuore della zona Classica, Montecarotto si distingue per la sua altitudine (circa 380 m s.l.m.), i suoli argillosi-calcarei e l’esposizione collinare che favorisce escursioni termiche marcate, ideali per la concentrazione aromatica e la longevità dei vini bianchi. Oltre al Verdicchio, sono presenti anche Lacrima, Montepulciano, Sangiovese e alcune varietà internazionali, spesso vinificate da piccole cantine artigiane con approccio biologico o sostenibile.

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Clima: Mediterraneo

Altitudine: Media-Bassa Quota (200-500 m s.l.m.)

Suolo: Calcareo / Gessoso

Prossimità geografica: Costa

Profilo di “Di Gino” Verdicchio

Aromi primari: Pera, mela verde, agrumi (limone, pompelmo) e Note floreali (fiori bianchi)

Aromi secondari: Note minerali (pietra bagnata), lievito

Note di degustazione: Il “Di Gino” 2023 si presenta con un colore giallo paglierino brillante. Al naso offre profumi intensi di frutta a polpa bianca e agrumi, accompagnati da note floreali e minerali. Al palato è fresco e vivace, con una buona struttura e un finale persistente e agrumato.

Solfitiyes
ConsistenzaSnello, vivace
AciditàAlta, rinfrescante
TanninoNo
DolcezzaSecco
PersistenzaMedia, con finale fresco e agrumato
ColoreGiallo paglierino brillante
TrasparenzaCristallino
CorpoMedio

Metodi di vinificazione usati per “Di Gino” Verdicchio

Fermentazione alcolica con lieviti indigeni

La fermentazione alcolica con lieviti indigeni è una tecnica enologica che valorizza l’autenticità del territorio e l’espressione naturale del vitigno. In questo processo, il mosto fermenta grazie ai lieviti spontanei presenti sulle bucce delle uve e nell’ambiente della cantina, senza l’aggiunta di lieviti selezionati. Questa scelta enologica riflette una filosofia artigianale e sostenibile, che mira a esaltare il carattere unico del terroir.

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Fermentazione spontanea

Il processo di fermentazione spontanea rappresenta una delle tecniche più affascinanti e naturali nella vinificazione, affidandosi esclusivamente ai lieviti indigeni presenti sulle bucce dell’uva e nell’ambiente della cantina. Questo metodo, largamente apprezzato nel mondo dei vini naturali e biodinamici, esalta la biodiversità e il terroir, conferendo al vino un carattere unico e autentico.

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Fermentazione in tini di cemento

La fermentazione in tini di cemento è una tecnica antica e oggi sempre più apprezzata nella vinificazione, sia per vini rossi che bianchi. I tini in cemento, spesso di forma ovale o tronco-conica, offrono una stabilità termica naturale e permettono una fermentazione lenta e costante, senza l’inerzia termica dell’acciaio né l’influenza aromatica del legno. Il risultato è un vino puro, espressivo e vibrante, in cui il vitigno e il terroir possono emergere senza interferenze. Spesso scelta da vignaioli artigianali o biodinamici, questa tecnica consente una micro-ossigenazione dolce, grazie alla microporosità del cemento, mantenendo però un profilo aromatico neutro.

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Metodi di affinamento usati per “Di Gino” Verdicchio

In bottiglia (1–6 mesi)

L’affinamento in bottiglia da 1 a 6 mesi rappresenta una fase conclusiva, ma fondamentale, nel percorso evolutivo del vino. In questo periodo, il vino – già stabilizzato e imbottigliato – continua a maturare lontano dall’ossigeno, sviluppando maggiore armonia tra le sue componenti. È una pratica molto diffusa nei vini che hanno completato l’affinamento in acciaio o in legno e che necessitano di un tempo minimo di assestamento per raggiungere il giusto equilibrio prima della messa in commercio.

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In cemento (1–6 mesi)

L’affinamento in vasche di cemento per 1–6 mesi è una pratica sempre più apprezzata in enologia per la sua capacità di unire stabilità, neutralità e micro-ossigenazione naturale. Il cemento, materiale poroso e termicamente stabile, consente una maturazione delicata del vino, simile a quella del legno ma senza cessione aromatica, mantenendo intatte le caratteristiche varietali e la freschezza del frutto.

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